“Risveglia la tua fede”

Culto di Domenica 26 Novembre 2017 – “Risveglia la tua fede”

LA PAROLA

Atti 12:1-17
1 In quel periodo, il re Erode cominciò a maltrattare alcuni della chiesa; 2 e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. 3 Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro. Erano i giorni degli Azzimi. 4 Dopo averlo fatto arrestare, lo mise in prigione, affidandolo alla custodia di quattro picchetti di quattro soldati ciascuno; perché voleva farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. 5 Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa.
6 Nella notte che precedeva il giorno in cui Erode voleva farlo comparire, Pietro stava dormendo in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le sentinelle davanti alla porta custodivano il carcere. 7 Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendette nella cella. L’angelo, battendo il fianco a Pietro, lo svegliò, dicendo: «Àlzati, presto!» E le catene gli caddero dalle mani. 8 L’angelo disse: «Vèstiti e mettiti i sandali». E Pietro fece così. Poi gli disse ancora: «Mettiti il mantello e seguimi». 9 Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione. 10 Com’ebbero oltrepassata la prima e la seconda guardia, giunsero alla porta di ferro che immette in città, la quale si aprì da sé davanti a loro; uscirono e s’inoltrarono per una strada; e, all’improvviso, l’angelo si allontanò da lui.
11 Pietro, rientrato in sé, disse: «Ora so di sicuro che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei». 12 Pietro dunque, consapevole della situazione, andò a casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove molti fratelli erano riuniti in preghiera. 13 Dopo aver bussato alla porta d’ingresso, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era 14 e, riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse dentro ad annunciare che Pietro stava davanti alla porta. 15 Quelli le dissero: «Tu sei pazza!» Ma ella insisteva che la cosa stava così. Ed essi dicevano: «È il suo angelo». 16 Pietro intanto continuava a bussare e, quand’ebbero aperto, lo videro e rimasero stupiti. 17 Ma egli, con la mano, fece loro cenno di tacere e raccontò in che modo il Signore lo aveva fatto uscire dal carcere.

IL CULTO

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IL MESSAGGIO

Nella meditazione di oggi ci sono due aspetti da considerare, da un lato una chiesa che prega con FERVIDE preghiere e dall’altro un uomo in prigione, in attesa di presentarsi l’indomani davanti al re Erode per essere ucciso, come era successo poco tempo prima con Giacomo.
Pietro, in questa consapevolezza, è in prigione e… sta dormendo.
Possiamo vivere diversi tipi di sonno, un sonno che si riposa in Cristo, in cui la realtà dei fatti è che si è sempre svegli e mai dormienti del tutto e un sonno frutto della rassegnazione di fronte alla prova che si sta per affrontare.
Nel caso specifico di Pietro, egli sta dormendo proprio per rassegnazione. Accetta con umiltà la volontà di Dio, molto probabilmente collegando l’evento che sta vivendo alle parole che Gesù gli disse tempo prima in Giovanni 21-18; non crede che quella situazione da un momento all’altro potrà cambiare.
Il tutto, però, è accompagnato da un evento glorioso, c’è una Chiesa che, durante la permanenza di Pietro in prigione, emana FERVIDE preghiere al Signore.
La volontà di Dio non è quella che Pietro pensa; Dio stesso mette nel cuore della Chiesa il desiderio di pregare in un modo FERVIDO, una preghiera nata dalla passione per le anime e dal profondo del cuore. La Chiesa è ben consapevole che se Dio non fosse intervenuto non ci sarebbe stata alcuna speranza per Pietro.

L’invito che oggi il Signore ci fa è proprio questo, le nostre preghiere devono essere FERVIDE, piene d’amore, vive, decise, convinte, piene, appassionate e veritiere.
Gesù, nella preghiera, dimostrava passione per le anime e non era mai abitudinario; un esempio emblematico lo si può vedere davanti alla tomba di Lazzaro (Giovanni 11: 41-42).
Dio ascolta le preghiere vere e non le “recite”, anche se le parole che usiamo sono spesso simili tra loro devono essere piene di fervore e di fede.
Elia pregò INTENSAMENTE e non piovve per tre anni e mezzo, era una preghiera intensa, sincera, onesta, appassionata e Dio lo ascoltò a tal punto da far chiudere il cielo (1Re 17: 1). Dopo tre anni e mezzo la medesima preghiera fu così intensa che il cielo si riapri. Noi abbiamo la facoltà con la nostra preghiera di far chiudere e riaprire il cielo su quel parente non convertito, su quel problema, su quel dolore, su quella prova, su quella promessa non ancora realizzata.
La preghiera della Chiesa non soltanto apre il cielo, ma anche la cella della prigione di Pietro, Dio infatti si muove dal cielo e manda un angelo in quella prigione dove risplendette una grande luce, vuol dire che nel cuore di Pietro erano subentrati la prigionia e il buio spirituali. Egli manda la luce dalla Sua parola e del Vangelo, la luce di Cristo, l’unica vera verità che è la Parola di Dio.
Quando Dio promette qualcosa, crediamo e preghiamo con intensità ed Egli ci farà vedere le Sue promesse realizzate; il desiderio deve essere profondo ed intenso, ricolmo di fiducia.
Vogliamo ancora oggi che la luce di Cristo apra il nostro cuore per sostituire il buio con la Sua luce: Egli è una lampada al nostro piede, la luce nel cammino.
Se c’è qualcuno che è rassegnato e non vede il suo desiderio realizzato, vuol dire che è giunto il momento di riprendere la preghiera FERVIDA ed INTENSA, continuare a bussare ripetutamente, chiedere senza stancarsi. Una preghiera che non cessa davanti alla prova è sintomo di fiducia non in noi stessi, ma solo ed esclusivamente in Cristo Gesù. Se questa fiducia è vera allora la preghiera sarà naturalmente e spontaneamente fervida.

Quando l’angelo di Dio giunge nella prigione batte il fianco di Pietro, egli era in un sonno abbastanza profondo…e forse anche per noi oggi la sveglia non suona dolce come al solito,ma è più decisa, Dio ci sta dicendo che non è più tempo di dormire. Non ci dobbiamo assopire e rassegnare, ma dobbiamo continuare a pregare sotto l’impulso di un cuore rinnovato e ripieno di Spirito Santo affinché la preghiera stessa sia unta per glorificare Cristo.
Pietro quando si sveglia crede di avere una visione e, anche davanti alla realtà, non realizza subito ciò che Dio sta facendo per lui, si sente perso nel buio della rassegnazione. Spesso anche noi siamo talmente rassegnati che, pur davanti alla gloria di Dio, viviamo nel sonno e siamo assopiti.
Oggi stesso riapriamo gli occhi, davanti al nostro dolore c’è un Dio potente e il Suo desiderio è farci uscire dalla prova e dalla prigione. Ci sta letteralmente scuotendo dicendoci SVEGLIATI, PRESTO!
Dobbiamo riprendere una posizione davanti a Dio per ricercare le cose potenti che Egli ha già preparato per noi.
Quando viviamo in comunione con il Signore i nostri occhi sono aperti e vedono chiaramente la volontà di Dio, in caso contrario vedremo sempre e solo il lato negativo e il Goliat insuperabile davanti al nostro cammino. C’è un grande esercito pronto a combattere con noi e per noi, ma i nostri occhi si devono aprire (2Re 6: 14-17).
Forse la nostra cameretta è ormai chiusa con la bibbia impolverato. Dove prima c’erano due sedie, una per noi e l’altra per Gesù, adesso è rimasta solo quella per Gesù che sarà sempre e comunque presente aspettando che noi ci possiamo presentare alla sua presenza. Spesso è proprio questa mancanza di preghiera che non ci fa realizzare la potenza di Dio.

La prima cosa che accade quando l’angelo del Signore sveglia Pietro è che le catene gli cadono dalle mani; Dio, nel momento stesso in cui Pietro cambia atteggiamento, gli fa cadere le catene. Un po’ come avvenne a Paolo e Sila in prigione…il terremoto scosse le fondamenta e subito le catene si spezzarono (Atti 16: 25-26).
Anche tu puoi vedere le catene cadere (dolore, afflizione, mancanza di gioia, tristezza, dubbio ecc.). Anche Davide quando peccò fu incatenato ma, nel momento stesso in cui si ravvide, la gioia tornò e fu in quel momento che chiese uno Spirito ben saldo (Salmi 51: 10). Possiamo peccare, ma quando c’è un ravvedimento sincero la gioia torna sempre. Invocando Gesù, sarai liberato dalle catene che ti opprimono (gioco d’azzardo, vizi, alcool, fumo ecc), da quei vizi che magari ti fanno sentire libero, ma in realtà non lo sei e se non lasci operare Gesù…non lo sarai mai.
La vera libertà la può dare solo Gesù, Satana è astuto e ti inganna…

L’angelo ordinò a Pietro di vestirsi, Egli infatti si era tolto il vestito, era il vestito della grazia di Dio e del Suo amore, non se lo sarebbe dovuto togliere, ma in preda alla rassegnazione…lo fece.
Si doveva rivestire (ancora una volta) della potenza di Dio e di Spirito Santo, anche noi abbiamo un vestito invisibile da indossare nel quotidiano che, però, manifesta tutta la gloria di Dio.

Inoltre gli venne ordinato di mettere i sandali, i calzari dello zelo del Vangelo (Efesini 6: 15), doveva riprendere di nuovo il Vangelo nel cuore. Quando siamo rassegnati cominciamo infatti a non credere più al Vangelo. Non siamo ancora del tutto finiti, rimettiamoci i calzari!

Infine gli venne ordinato di mettersi anche il mantello, esso sta a rappresentare il servizio per il Signore (1Re 19: 19-20). Forse non stiamo più servendo Dio come i primi giorni perché le prove e la prigione ci hanno spinto a toglierci il mantello, ma oggi Dio ci dice che lo dobbiamo servire, ci ha dato tutto ciò che era necessario per farlo e…lo dobbiamo fare.

Se ci spogliamo di vestiti, calzari e mantelli restiamo senza forze (Sansone che si addormenta rassegnato sulle ginocchia di Dalila) e ci risvegliamo vuoti. Chissà quante volte Dio ci ha suggerito di non abbandonare la comunione con Lui, di non smettere di pregare ma noi…non abbiamo dato ascolto, ed è proprio per questo che oggi siamo colpiti ai fianchi…ci dobbiamo risvegliare! Facciamo attenzione perché il sonno della rassegnazione parla del sonno della morte, un rassegnato infatti è qualcuno sta morendo. Chi non si rassegna non è disperato, ma ha speranza al Calvario, alla Croce…se hai brutte abitudini, se hai dolori, se hai peccato o se sei in una prigione Gesù ti indica la via d’uscita…è proprio Lui, Egli vuole entrare nella cella e farla risplendere. Basta con le tenebre e le catene, è il momento della luce e della libertà, uno dei più grandi miracoli che Dio ha compiuto nella nostra vita! Essere prigionieri del peccato è peggio che essere prigionieri di uomini perché spesso non ce ne si rende conto, oggi però prendiamo un vestito completamente nuovo e anche gli altri se ne accorgeranno.
Vestiti e calzari nuovi sono pronti per essere indossati. Vogliamo uscire dalla cella? Invochiamo Gesù con preghiere FERVIDE e continue, rivestiamoci della Sua potenza e del Suo Santo Spirito e i nostri occhi finalmente si potranno aprire e vedranno, con gli occhi della fede, Dio combattere al nostro fianco!

Dio ci benedica!