“Adagia la tua vita sull’altare!”

Culto di Domenica 28 Gennaio 2018 – “Adagia la tua vita sull’altare!”

LA PAROLA

Levitico 6: 1-6
1 Il SIGNORE parlò ancora a Mosè, e disse:
2 «Da’ quest’ordine ad Aaronne e ai suoi figli, e di’ loro:
“Questa è la legge dell’olocausto. L’olocausto rimarrà sulla legna accesa sopra l’altare tutta la notte, fino al mattino; e il fuoco dell’altare sarà tenuto acceso. 3 Il sacerdote indosserà la sua tunica di lino e si metterà delle mutande di lino a contatto con la pelle; toglierà la cenere dell’olocausto consumato dal fuoco sull’altare e la metterà accanto all’altare. 4 Poi si spoglierà delle vesti e ne indosserà delle altre e porterà la cenere fuori dal campo, in un luogo puro. 5 Il fuoco sarà mantenuto acceso sull’altare e non si lascerà spegnere; il sacerdote vi brucerà della legna ogni mattina, vi disporrà sopra l’olocausto, e sopra vi brucerà il grasso dei sacrifici di riconoscenza. 6 Il fuoco dev’essere mantenuto sempre acceso sull’altare, e non lo si lascerà spegnere.

IL CULTO

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IL MESSAGGIO

L’Antico Testamento è un’ombra di ciò che sarebbe accaduto nel Nuovo Testamento con e dopo la nascita di Gesù. Prima della morte di Cristo i sacrifici erano fatti a Dio mediante sangue animale e c’erano regole ben precise da seguire affinché potessero essere sacrifici graditi a Dio.

Oggi possiamo tutti godere del sacrificio che Gesù ha fatto una volta per tutte sulla croce, ma ciò non ci esime dal mettere sull’altare tutta la nostra vita per farla ardere dal fuoco dello Spirito Santo di Dio.

Dio non ha mai smesso di accendere il fuoco e uno dei compiti della Chiesa è proprio quello di non farlo spegnere. La sua discesa ha però senso solo se c’è qualcosa sull’altare da bruciare, se c’è una fede che vuole farsi alimentare, se c’è un io che vuole morire al mondo per vivere pienamente in Cristo. Dobbiamo infatti deporre tutto noi stessi sull’altare, la nostra carnalità, le nostre debolezze e il nostro peccato affinché possano essere consumati ed eliminati.

Nel giorno della pentecoste (Atti 2) il fuoco di Dio scese sui discepoli in modo glorioso; erano intimoriti, isolati e abbattuti per la morte di Gesù ma avevano scelto di deporre la propria vita sull’altare e Dio non tardò a rispondere riempiendoli di Spirito Santo, trasformandoli in discepoli forti e pronti a servire Cristo fino alla morte.

Possiamo notare nella scritture che i discepoli prima della pentecoste avevano dei comportamenti a volte sbagliati, il loro io e il loro orgoglio venivano spesso fuori nonostante camminassero “mano a mano” con Gesù. Con la pienezza dello Spirito Santo tutto cambia, l’umiltà prende il sopravvento e si mettono a completa disposizione di Dio arrivando addirittura a considerare la morte un guadagno (Filippesi 1:21).

Non andiamo a cercare fuochi esterni a Dio che potranno solo apparentemente scaldarci ma di per certo non saranno mai in grado di trasformarci. Spesso sull’altare poniamo solo i nostri problemi nella speranza che Dio possa risolverli, ma prima di tutto dovremmo porre tutta la nostra vita fidandoci completamente di Dio e del suo disegno perfetto, anche nella prova! Il fuoco della fornace ardente infatti non sarà mai più forte del fuoco di Dio che scende dal cielo, esso non ci potrà bruciare. D’altro canto porre le proprie condizioni a Dio significherebbe non alimentare più il fuoco ma piuttosto spegnerlo (1Tessalonicesi 5:19).

Il fuoco di Dio è in grado di purificare completamente la nostra vita andando a rinnovarla in tutto e per tutto, dalla legna alle pietre, dalla polvere all’acqua stagnante … ogni cosa brucerà e si consumerà! (1Re 18: 38)

Abbiamo oggi a disposizione il legno della croce di Cristo, l’olocausto che è Gesù stesso … ma il fuoco dov’è? E’ li pronto a scendere ma sta aspettando una vita pronta a farsi consumare, adagiamoci sull’altare con piena umiltà senza paure e timori ma con gioia di donarci completamente al Signore e la fiamma non tarderà ad arrivare!

Dio ci benedica!