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Corriamo secondo le regole!

Culto di Domenica 21 Ottobre 2018 – Corriamo secondo le regole!

LA PAROLA

1 Corinzi 9:24-27
24 Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. 25 Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. 26 Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; 27 anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato.

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Nella corsa verso il cielo non vale la regola per la quale l’importante non è vincere ma partecipare. In futuro tutti ci presenteremo davanti al tribunale di Cristo, non per essere giudicati ma per ricevere il premio.
Per far sì che ciò avvenga siamo chiamati a giungere vittoriosi al traguardo e, per fare questo, dobbiamo necessariamente seguire le regole di Dio per non incappare in qualche brutta e irrimediabile “squalifica”.

Una delle prime regole da rispettare è certamente quella di non invadere le corsie di altri cristiani, dobbiamo correre nel percorso che Dio ha tracciato per noi.

La corsa del cristiano è contraddistinta sicuramente dalla piena fiducia in Dio, quando noi preghiamo spesso siamo pienamente convinti che Dio ci abbia ascoltato ma facciamo fatica ad attendere pazientemente l’esaudimento della nostra richiesta a tal punto da frenare il nostro cammino.

Per un agricoltore è una cosa normale vedere il seme crescere nel campo dopo averlo piantato e cosi deve essere per la nostra preghiera, non dobbiamo essere in ansia o preoccuparci perché Dio l’ha certamente ascoltata. Se vicino a quel seme piantato nascono delle erbacce, dobbiamo far in modo di toglierle il prima possibile affinché il terreno rimanga fertile.

Non dobbiamo soltanto credere ma seguire le regole che Dio ci ha dato.
Satana lo sa che se non corro secondo le regole non potremo essere esauditi e farà di tutto per farci uscire fuori strada.
Dio d’altro canto ci vuole benedire ma … troverà la fede?
E’ proprio Lui il primo a soffrire quando non può darci ciò che gli stiamo chiedendo.

Non dimentichiamoci una cosa fondamentale, noi non possiamo ottenere nulla secondo le opere.
Le opere non le dobbiamo mettere in pratica per ottenere qualcosa da Dio ma perché amiamo Dio. Non possiamo infatti aggiungere nulla al sacrificio di Cristo per meritarci il favore di Dio.

Dio ci chiede di avere piena fiducia e un profondo ravvedimento.
Non giustifichiamoci con Dio quando sbagliamo ma ammettiamo con umiltà le nostre colpe, il peccato che Dio non può perdonare è proprio la giustificazione.

La Chiesa degli “Atti degli apostoli” non era certamente perfetta ma fu grandemente benedetta da Dio, Egli infatti sa che verremo meno ma, se chiediamo perdono, Egli ce lo concederà e potremo continuare a correre.

Come Chiesa di Cristo abbiamo bisogno, oggi più che mai, di segni, prodigi e miracoli.
Per vederli dobbiamo essere uniti, se Dio ci mostra un bisogno non possiamo girarci egoisticamente dall’altra parte pensando solo a noi stessi.

Prima di essere usati da Dio dobbiamo lasciarci lavorare affinché Egli metta in noi i Suoi sentimenti di mansuetudine, d’umiltà e d’amore.
C’è infatti un processo di lavorazione da parte di Dio che non si ferma mai, la gara è continua e terminerà solo quando saremo su nel cielo.

Gli atleti sono temperati in ogni cosa, si allenano costantemente per mesi per poi svolgere la corsa più importante.
Temperato è sinonimo di mite, contenuto, controllato, trattenuto, moderato, calmo, dolce.
Diciamoci la verità, spesso in noi non riscontriamo questa qualità e veniamo meno in alcune situazioni che Dio permette al fine di renderci conto in quale aspetto dobbiamo crescere.

La preghiera che stiamo facendo è nella volontà di Dio?
Allora dobbiamo avere una fede assoluta, restare fermi … perché dubitare?
Se siamo in ansia, preoccupati e sfiduciati non stiamo correndo secondo le regole di Dio ma secondo le regole carnali e ahimè non andremo molto lontano.

Dio ci vuole vedere correre alla Sua presenza, non vuole squalificare nessuno dalle promesse dei doni meravigliosi che ha pronti per le nostre vite.
Ci vuole santificare e desidera farlo liberandoci da quei pensieri che si annidano nella nostra mente e non ci fanno del bene, anzi ci allontanano da Lui.
Ci chiede solo di mettere davanti a Lui questa richiesta, di andare alla Sua presenza e pregare che possa riempirci del Suo Santo Spirito.

Correre secondo le regole di Dio significa questo: sbagliare e quindi cadere, riconoscere che abbiamo bisogno del Signore e pregarLo affinché Egli possa rialzarci per la Sua gloria.
Quello che Dio vuole è certamente vederci vittoriosi, correre tutti insieme verso il traguardo, perché Egli è potente ad esaudire tutti i nostri bisogni.

Chiediamo a Gesù di togliere dal nostro cuore le ansie ed i pesi che abbiamo dentro, che sono un vero e proprio macigno per le nostre vite e non ci permettono di correre verso di Lui.

Con la gioia nel cuore il Signore ci chiede di rialzarci, credere che ci benedirà e ci porterà alla Sua gloria. Dobbiamo solo aprire il nostro cuore alla Sua presenza e riconoscere la Sua potenza, lodando il Signore con piena fiducia, prima ancora che Egli operi nella nostra vita.
Questa è la fede che Dio ci chiede di avere nei Suoi confronti, di credere con tutto il nostro cuore alle Sue promesse benedette e di ringraziarLo prima ancora che Egli le abbia esaudite.

Dio ci benedica!

Versetti da leggere:
Ebrei 11: 6
Salmi 34: 8

«Coraggio, sono io; non abbiate paura!»

Culto di Domenica 07 Ottobre – «Coraggio, sono io; non abbiate paura!»

LA PAROLA

Marco 6: 45-52
Gesù cammina sul mare
45 Subito dopo Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe congedato la folla. 46 Preso commiato, se ne andò sul monte a pregare.
47 Fattosi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli era solo a terra. 48 Vedendo i discepoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, verso la quarta vigilia della notte, andò incontro a loro, camminando sul mare; e voleva oltrepassarli, 49 ma essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono che fosse un fantasma e gridarono; 50 perché tutti lo videro e ne furono sconvolti. Ma subito egli parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» 51 Salì sulla barca con loro e il vento si calmò; ed essi più che mai rimasero sgomenti, 52 perché non avevano capito il fatto dei pani, anzi il loro cuore era indurito.

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Gesù OBBLIGO’ i discepoli a salire sulla barca per procedere verso l’altra riva.
Egli era perfettamente a conoscenza di ciò che avrebbero dovuto affrontare ma era una prova necessaria, dovevano comprendere ancora una volta che Egli aveva (e ha ancora oggi) tutto sotto controllo.
Nel corso della propria vita Gesù ha più volte dimostrato, anche fianco a fianco con gli stessi discepoli, di essere al di sopra di ogni problema; ha sempre dominato eventi naturali, spiriti immondi e malattie.
L’obiettivo di Gesù non era di certo quello di far spaventare i discepoli ma di tastare ancora una volta la loro fede, farli crescere nel coraggio e nella fiducia nel proprio nome.
La reazione fu di grande paura ed essi rimasero sconvolti quando videro Gesù camminare sul mare ma il Signore li tranquillizzò con poche e semplici parole da cui poter trarre forza.

«Coraggio, sono io; non abbiate paura!»

Anche oggi sono diverse le prove che Gesù ci costringe ad affrontare, Egli sembrerà lontano, ci sentiremo soli in balia delle onde ma in realtà è pronto ad intervenire, veglia nel continuo.
Alcune tempeste sono propedeutiche alle successive prove che dovremo affrontare e solo facendo crescere la nostra fede in Cristo potremo uscirne sempre vittoriosi.
Alcune battaglie ci rendono più forti per affrontare e vincere anche le guerre più difficili senza tirarci indietro (Esodo 13:17).

Il Signore desidera che i credenti non siano spaventati da nulla, la paura soffoca la fede e se ci facciamo cogliere da sentimenti avversi non riusciremo più a porre una completa fiducia nella persona di Gesù.

Se Gesù ci sta obbligando ad affrontare una prova, accettiamola di buon grado perché è certamente nei piani di Dio.
Egli sa esattamente le modalità e i tempi giusti per farci passare all’altra riva incolumi.
Impariamo a fidarci di più del Signore anche quando Egli “si intromette” nei nostri ambiti quotidiani (la famiglia, il lavoro, la salute) perché è certamente per il nostro bene.
Ogni prova del resto serve a dimostrare una sola grande verità, la vittoria nel nome di Cristo Gesù!

Viviamo in un periodo dove la natura si sta ribellando, le famiglie si spaccano, la guerra spirituale è più viva che mai e Satana cercherà di incuterci sempre più terrore; Non diamogli il fianco, restiamo saldi nella potenza di Dio e queste paure non avranno mai il sopravvento.

Il vedere Gesù camminare sulle acque non smosse l’atteggiamento dei discepoli che per tutta risposta restarono con “il cuore indurito”.
Questo ci mette di fronte a una pesante verità, non sono i miracoli che ci trasformano.
Potranno rallegrarci, potranno darci uno slancio di fede in più ma la vera trasformazione, quella che ci cambia in modo perpetuo, la vedremo solo attraverso una conoscenza più profonda con Gesù.

L’invito è chiaro, non dobbiamo aver paura della prova ma affrontarla con coraggio credendo che Dio è vicino a noi ed è potente a liberarci.

Le Sue parole devono risuonare chiare nella nostra mente ed accompagnarci nel continuo.

CORAGGIO: Non importa quanto grande sia la prova che stiamo affrontando o che affronteremo da qui a breve, Dio ci chiede di essere forti e coraggiosi (Giosuè 1:9 / Salmi 112:7 / Michea 4:9).

SONO IO: E’ tutto sotto il controllo di Dio ed è Lui che permette alcune prove, ne stabilisce l’inizio e la fine.

NON ABBIATE PAURA: Non è umanamente così facile e solo stando ai piedi del Signore potremo trarre da Lui quella forza che ci serve per non aver paura, ricordiamoci che è sempre Sua la battaglia e Sua anche la vittoria (Zaccaria 4:7)!

Coraggio!
Alziamo lo sguardo e camminiamo a testa alta (Esodo 14:8) perché siamo figli di Dio, impegniamoci a ricercare le benedizioni celesti perché a tutto il resto ci penserà Lui!

Dio ci benedica!

L’essere laboriosi è una grande virtù!

Culto di Domenica 16 Settembre 2018 – L’essere laboriosi è una grande virtù!

LA PAROLA

2 Cronache 34: 14-28
Il libro della legge trovato nel tempio
=2R 22:8-20
14 Mentre si prelevava il denaro che era stato portato nella casa del SIGNORE, il sacerdote Chilchia trovò il libro della Legge del SIGNORE, data per mezzo di Mosè. 15 Chilchia parlò a Safan, il segretario, e gli disse: «Ho trovato nella casa del SIGNORE il libro della Legge». E Chilchia diede il libro a Safan. 16 Safan portò il libro al re, e gli fece al tempo stesso la sua relazione, dicendo: «I tuoi servi hanno fatto tutto quello che è stato loro ordinato. 17 Hanno versato il denaro che si è trovato nella casa del SIGNORE, e l’hanno consegnato a quelli che sono responsabili dei lavori e degli operai». 18 Safan, il segretario, disse ancora al re: «Il sacerdote Chilchia m’ha dato un libro». E Safan lo lesse in presenza del re.
19 Quando il re udì le parole della legge, si stracciò le vesti. 20 Poi il re diede quest’ordine a Chilchia, ad Aicam, figlio di Safan, ad Abdon, figlio di Mica, a Safan il segretario e ad Asaia, servitore del re: 21 «Andate a consultare il SIGNORE per me e per ciò che rimane d’Israele e di Giuda, riguardo alle parole di questo libro che si è trovato; poiché grande è l’ira del SIGNORE che si è riversata su di noi, perché i nostri padri non hanno osservato la parola del SIGNORE, e non hanno messo in pratica tutto quello che è scritto in questo libro».
22 Chilchia e quelli che il re aveva designati andarono dalla profetessa Culda, moglie di Sallum, figlio di Tocat, figlio di Casra, il custode del vestiario. Lei abitava a Gerusalemme, nel secondo quartiere; e quelli le parlarono nel senso indicato dal re. 23 Lei disse loro: «Così dice il SIGNORE, Dio d’Israele: Dite all’uomo che vi ha mandati da me: 24 “Così dice il SIGNORE: Ecco, io farò venire delle sciagure su questo luogo e sopra i suoi abitanti, farò venire tutte le maledizioni che sono scritte nel libro, che è stato letto in presenza del re di Giuda. 25 Poiché essi mi hanno abbandonato e hanno offerto incenso ad altri dèi provocando la mia ira con tutte le opere delle loro mani; perciò la mia ira si è accesa contro questo luogo, e non si spegnerà”. 26 Al re di Giuda che vi ha mandati a consultare il SIGNORE, direte questo: “Così dice il SIGNORE, Dio d’Israele, riguardo alle parole che tu hai udite: 27 Poiché il tuo cuore è stato toccato, poiché ti sei umiliato davanti a Dio, udendo le sue parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti, poiché ti sei umiliato davanti a me e ti sei stracciate le vesti e hai pianto davanti a me, anch’io ti ho ascoltato, dice il SIGNORE. 28 Ecco, io ti riunirò con i tuoi padri, e te ne andrai in pace nella tua tomba; e i tuoi occhi non vedranno tutte le sciagure che io farò piombare su questo luogo e sopra i suoi abitanti”».
E quelli riferirono al re la risposta.

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Il popolo di Giuda, ai tempi del re Giosia, proveniva da diversi anni di regno in cui si era praticato tutto ciò che NON era buono agli occhi di Dio ed erano stati lontani dalla legge di Mosè.
Giosia fù un re che, sin dalla giovane età, portò in Giuda un netto cambio di rotta.
Distrusse ogni forma di idolatria, si applicò nella ricerca del Signore, fece sì che il popolo tornasse a Dio e cominciò la ricostruzione del tempio.
Proprio durante la ricostruzione del tempio venne ritrovato il libro della legge di Mosè e questo scaturì in Giosia il desiderio di comprendere il pensiero di Dio per se, per la propria famiglia e per il popolo intero. E’ a questo punto che decide di consultare una profetessa, Culda;

Chi era Culda?
Il significato del suo nome letteralmente è “ape, laboriosa e saggia, che opera assieme agli altri.”
L’ape è un insetto che possiede qualità ben specifiche, in primo luogo è un insetto laborioso che non smette mai di lavorare e si cimenta soprattutto in lavori difficili.
Non lavora mai da sola ma è sempre in gruppo e fa di tutto per difendere non tanto se stessa quanto il nido in cui vive. Lavora sodo per anticipare i momenti di difficoltà e farsi quindi trovare sempre pronta.
Possiamo quindi dire che Culda era sicuramente una profetessa stimata dal re e da chi era intorno a lui e che, oltre al suo servizio profetico, lavorava molto per lei, per la sua famiglia ma soprattutto per il popolo di Dio.
Dio stesso ha visto in lei una donna pronta per poter lavorare insieme agli altri e per gli altri.

Davanti alla salvezza che Dio ha dato all’uomo e davanti a Gesù non ci sono scuse che possano tenere la nostra vita lontano dal Signore.
Dobbiamo rimanere fermi nell’amore di Dio mettendolo al di sopra di tutto e tutti.
Come Culda dobbiamo impegnarci ad essere LABORIOSI, saggi, operanti insieme a TUTTA la Chiesa. Il servizio che rendiamo a Dio è buono quando è per l’opera comune e non solo per noi stessi.
Nonostante le nostre singole personalità siamo infatti chiamati ad operare gli uni per gli altri.
Chi ama Dio ci identifica come uomini di Dio se è Dio stesso il primo a conoscerci ed approvarci nel Suo amore.
Come la Parola insegna siamo un solo corpo (1 Corinzi 12:12) e abbiamo bisogno di essere edificati ed edificanti l’uno con l’altro, non ce la possiamo fare da soli!
Uno degli obbiettivi di Satana è da sempre quello di isolare il credente per renderlo una preda più facile.
Dobbiamo lavorare per l’edificazione della Chiesa, ogni giorno pregare per la Chiesa di Dio, difenderla, testimoniare nel mondo di Cristo, incoraggiarci a vicenda con amore!
Non dimentichiamoci che l’amore donatoci da Dio per essere esercitato è ben diverso dall’amore umano, è un donarsi senza riserve anche quando non si riceve nulla in cambio; è questo l’approccio con cui un nato di nuovo deve servire la Chiesa di Dio.

Per lavorare per e con gli altri dobbiamo necessariamente prendere forza da Dio, dalla Sua Parola e dalla preghiera, per essere sempre trovati pronti nell’immediato.
A volte la benedizione di Dio ci manca non perché non crediamo sufficientemente, non perché manchiamo ai culti, non perché siamo caduti ma semplicemente perché non siamo sufficientemente laboriosi.
Per cui forza, se fino ad oggi abbiamo lavorato per noi stessi fermiamoci perché non è una cosa buona e non saremo di certo benedetti da Dio, la benedizione di Dio scende su coloro che sanno lavorare insieme. La Chiesa di Dio è costruita giorno dopo giorno non dal lavoro dei singoli ma solo ed esclusivamente dal lavoro comune che ci fa crescere e maturare tutti insieme tendendo alla perfetta altezza di Cristo.

Dio ci benedica!

Dio gradisce ciò che parte da un cuore nuovo!

Culto di Domenica 02 Settembre 2018 – Dio gradisce ciò che parte da un cuore nuovo!

LA PAROLA

Giovanni 2: 23-25
23 Mentre egli era in Gerusalemme, alla festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni miracolosi che egli faceva. 24 Ma Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25 e perché non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo.

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Molti credettero nel Suo nome vedendo i miracoli che Egli compiva, sapevano che era il Messia che stavano aspettando secondo le sacre scritture e con buona probabilità lo acclamavano anche tra le folle. Gesù, però, non si fidava di loro in quanto li conosceva nell’intimo e sapeva che il loro modo di credere era completamente sbagliato e ricco di ipocrisia.

La lettura di oggi deve far sorgere in noi una spontanea domanda: Qual è il giusto modo di credere affinché Gesù sia pienamente soddisfatto?

Prima di tutto possiamo affermare con fermezza che Gesù, a differenza dell’uomo, guarda al cuore e non ai comportamenti esteriori.
Dobbiamo quindi allontanarci da quei credenti che esternamente “applaudono” Gesù ma che nell’intimo sono vuoti. Un cuore che Cristo gradisce è quello che batte solo per Lui e vive la quotidianità con dimostrazioni di sottomissione, umiltà e amore.

Un altro aspetto a cui bisogna stare attenti è non confondere l’opera di Cristo in noi con le nostre emozioni umane, carnali. Siamo chiamati a non vivere una vita cristiana che sfocia in sole emozioni; le lacrime e le gioie devono essere prima di tutto il frutto della trasformazione che Cristo sta compiendo in noi attraverso la Parola di Dio e successivamente seguite da una reale crescita spirituale che ci porti a morire una volta per tutte in Cristo abbandonando del tutto la nostra vecchia natura.

Oggi nel mondo è ben praticata la facile adulazione, siamo circondati dalle belle parole.
Con Dio però le parole di facciata non servono, è il cuore che deve esserGli vicino!
E’ necessario che sia lo Spirito Santo a santificare la nostra lode affinché possa dare gloria a Dio e non restare un semplice comportamento emozionale. Infatti, come dice la Parola, noi non sappiamo come pregare ma lo Spirito Santo ci viene in aiuto e intercede per noi, gloria a Dio! (Romani 8:26). Solo se le nostre parole saranno guidate da Dio potranno saziare chi è intorno a noi (…e che siano sempre e solo parole di verità e mai di menzogna!)

La gioia è un altro aspetto in cui è piuttosto difficile mentire davanti a Dio.
Essa può essere apparente o reale e noi, come Chiesa, siamo chiamati a non gioire umanamente ma attraverso Cristo; se nel nostro cuore non c’è la gioia di Cristo potremo provare a manifestarla quanto vogliamo ma non avrà mai un fondamento stabile e prima o poi crollerà.
La gioia di Dio non dipende dagli eventi intorno a noi, infatti per quanto essi siano belli o spiacevoli , la gioia ci sarà SEMPRE!

Strettamente collegata alla gioia c’è la pace.
Essa va procacciata e soprattutto mantenuta nei confronti di tutti anche se essa non dovesse essere contraccambiata, quest’ultimo aspetto è fondamentale affinché il nostro cuore resti completamente libero.

Possiamo offrire a Dio tanto in termini di quantità ma la realtà è che dovremmo concentrarci sulla qualità di ciò che offriamo.
Il servizio, la preghiera e la meditazione della Parola necessitano della nostra primizia e di un atteggiamento critico che ci porti ad eseguire il tutto nella giusta quantità e soprattutto qualità.
Le nostre opere avranno successo solo se scaturiranno dallo zelo e dal fervore per il Signore.

Facciamo attenzione, oggi all’interno della stessa Chiesa ci sono troppi maestri e troppe guide e pochi sono invece i discepoli pronti ad ascoltare e questo non compiace Dio.
Dobbiamo sempre accettare consigli, ricercare la sapienza e la saggezza, mettere in pratica la Parola di Dio perché non saremo mai immuni da errori e cadute (Giacomo 3: 1-2).
Poniamoci prima di tutto l’obiettivo di imitare Gesù con umiltà e giusto timore (Proverbi 18:12) e non puntiamo ad essere leader nella Chiesa perché è e sarà sempre Cristo a scegliere il giusto posto per noi all’interno del Suo corpo.

Coraggio allora! Oggi stesso siamo chiamati a compiacere e soddisfare Dio adoperandoci secondo le linee guida della Sua Parola e di per certo vedremo la Sua gloria!

Dio ci benedica!

Dio ha sempre qualcosa da dirti!

Culto di Domenica 08 Luglio 2018 – Il ricco … povero illuso!

LA PAROLA

Luca 7: 36-50
Gesù in casa di Simone, il fariseo
36 Uno dei farisei lo invitò a pranzo; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. 37 Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; 38 e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l’olio. 39 Il fariseo che lo aveva invitato, veduto ciò, disse fra sé: «Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice». 40 E Gesù, rispondendo gli disse: «Simone, ho qualcosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di’ pure». 41 «Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. 42 E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?» 43 Simone rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente». 44 E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47 Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». 48 Poi disse alla donna: «I tuoi peccati sono perdonati». 49 Quelli che erano a tavola con lui, cominciarono a dire in loro stessi: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» 50 Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace».

IL CULTO

IL MESSAGGIO

La benedizione di Dio può manifestarsi principalmente in due modi:
– Quando opera in nostro favore in risposta ad una preghiera
– Quando non ci dà qualcosa ma … ci dice qualcosa!

A volte Dio è costretto a non darci nulla ma a dirci qualcosa e, anche in quel frangente, Egli ci sta benedicendo.
Una delle cose più brutte nella vita di un credente non è il momento in cui Gesù non risponde alle proprie preghiere negandoci ciò che stiamo chiedendo ma il momento in cui non ci parla più.
In questo caso vuol dire che c’è qualcosa nella vostra vita che lo ha deluso o che lo sta deludendo.

Un genitore che ama il proprio figlio non si limita a dare ma anche (e sopratutto) a dialogare, a insegnargli sempre qualcosa in più per fargli comprendere ciò che potrebbe arrecargli del male o del bene.
Da parte nostra, che siamo figli di Dio, dovremmo sforzarci di comprendere che, il non ricevere qualcosa ma sentirsi dire qualcosa da parte di Dio, spesso e volentieri vale molto di più.
Dio per anni ha fornito insegnamenti al popolo d’Israele ma essi non hanno mai voluto ascoltare, i loro occhi erano puntati sul “materiale”.

“Simone ho qualcosa da dirti …” sono le parole che Gesù rivolge a Simone che non riuscì a intravedere nelle parole di Gesù quegli insegnamenti che lo avrebbero condotto alla vera benedizione; sapeva vedere solo negli altri il peccato e non dentro se stesso nonostante fosse fariseo e insegnasse la legge, non avrebbe dovuto additare questa donna ma aiutarla ad uscire dal peccato.
Forse anche noi guardiamo gli altri, li critichiamo, li giudichiamo, siamo severi … mentre verso noi stessi siamo più che misericordiosi; non dimentichiamoci che con la misura con cui noi misuriamo saremo misurati! (Marco 4:24).

Dio desidera che il nostro comportamento sia leale, giusto e fiducioso nei Suoi confronti e nei confronti del nostro prossimo.
Non prendiamo spunto dall’esempio negativo di Simone che, a differenza della donna peccatrice, non diede nemmeno un bacio a Gesù e nemmeno un pò d’acqua per rinfrescarsi i piedi.

Impariamo ad ascoltare la voce di Dio perchè se non lo facciamo, anche se tutte le nostre preghiere ottenessero esaudimento, la benedizione di Dio non sarebbe nella nostra vita.
Gesù non ha sempre qualcosa da DARCI ma ha sempre qualcosa da DIRCI e se ci parla per riprendere la nostra condotta … gloria a Dio!
Ogni giorno ci mancherà qualcosa (di materiale e non) ma se ogni giorno Dio continuerà a parlare ai nostri cuori non potremo che sentirci felici e benedetti, altrimenti saremo credenti tristi e scoraggiati!
Non limitiamoci a chiedere nel continuo ma impariamo ad ascoltare la voce di Dio che crea la vita in noi e, attraverso di essa, ci farà vedere le grandi opere del Signore Gesù; quando Egli ci parla è anche pronto ad operare!
Coraggio! Forse Dio non ci ha donato ancora ciò che gli stiamo chiedendo ma se sta parlando al nostro cuore vuol dire che la Sua benedizione è su di noi e non possiamo che esserne felici!

Dio ci benedica!

Alcuni versetti inerenti all’ascolto della voce di Dio:
– Giovanni 10: 27 –> in quanto pecore dobbiamo ascoltare la voce del nostro divin Pastore
– Apocalisse 3: 20 –> prima di aprire la porta dobbiamo saper ascoltare la voce di Dio
– Giovanni 6:60 –> non sempre il parlare di Gesù sarà piacevole ai nostri orecchi ma rimarrà sempre una grande benedizione
– Giovanni 6:68 –> comprendere a fondo l’importanza della voce di Dio

Il ricco … povero illuso!

Culto di Domenica 08 Luglio 2018 – Il ricco … povero illuso!

LA PAROLA

Luca 18: 18-30
Il giovane ricco
18 Uno dei capi lo interrogò, dicendo: «Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?» 19 Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 20 Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio; non uccidere; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre». 21 Ed egli rispose: «Tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia gioventù». 22 Gesù, udito questo, gli disse: «Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 23 Ma egli, udite queste cose, ne fu afflitto, perché era molto ricco. 24 Gesù, vedendolo così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che hanno delle ricchezze, entrare nel regno di Dio! 25 Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio». 26 Quelli che udirono dissero: «Chi dunque può essere salvato?» 27 Egli rispose: «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio».
28 Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato le nostre cose e ti abbiamo seguito». 29 Ed egli disse loro: «Vi dico in verità che non c’è nessuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amor del regno di Dio, 30 il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell’età futura la vita eterna».

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Chi è l’illuso?
E’ colui che si nutre di speranze infondate, di pensieri e immaginazioni che non avranno un adempimento nella vita reale.
Il giovane ricco era appunto un illuso, dalle sue ricchezze e dal suo modo di essere.
I suoi principali atteggiamenti si dimostrarono nel fatto che:
– Vuole togliere valore all’opera di Cristo Gesù per guadagnarsi con le proprie opere la vita eterna.
– Pensava di essere giusto davanti agli occhi di Dio
– Pensò di poter fare a meno di Gesù, gli voltò le spalle e se ne andò

Viviamo in un mondo sempre più “virtuale” e ricco di illusioni, sempre più l’uomo tende a perdere il controllo tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Questo rischia di riflettersi anche all’interno della Chiesa, credenti che restano perenni sognatori su ciò che è spirituale senza riuscire mai a toccare con mano la pienezza del Signore.
La nostra fede non è virtuale, è vera, sicura e certa e come Chiesa siamo chiamati a vivere la realtà di Cristo, Dio non è un’illusione ma è reale e va conosciuto in tutta la Sua pienezza.
Se Dio ha messo nel nostro cuore un desiderio dobbiamo farlo crescere fino a vederlo concretizzato in Cristo Gesù, se una promessa è stata scritta nella Parola è per essere sperimentata nella realtà.
Come possiamo realizzarle? seguendo le giuste istruzioni:
– “Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto.” – Luca 11: 9
– “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.” – Matteo 6:6
Gesù stesso, nonostante fosse il Figlio di Dio, per ricevere il favore del Padre si appartava spesso nel segreto e nella notte per pregare, tanto più è indispensabile che lo facciamo anche noi.
Cominciamo a vivere la nostra quotidianità cominciando a pensare come penserebbe Gesù se fossi li con noi.

Occorre porre molta attenzione a non pensar mai di poterci meritare le benedizioni di Dio per le opere che compiamo, in tal caso staremmo di per certo vivendo un’illusione.
Noi non saremo MAI in grado di meritare qualcosa davanti agli occhi di Dio, tutto ciò che otteniamo e realizziamo è solo per grazia e per l’opera di Cristo sulla croce.
Vuol dire che non siamo chiamati a svolgere opere? assolutamente no! Le dobbiamo svolgere perché fanno parte della strada stretta che abbiamo deciso di intraprendere per arrivare al cielo e perché ci consentono di esercitare la nostra fede.

“Cosa mi manca per arrivare alla promessa?” … solo la fede in Cristo Gesù!
Le promesse infatti per ciascuno di noi e nessuno si deve sentire escluso.
Probabilmente se stiamo chiedendo senza ricevere è perché stiamo dando poco valore al sacrificio di Gesù.

Spesso Dio viene accusato di essere lontano dall’uomo a tal punto da non voler rispondere più alle preghiere, la realtà è ben diversa.
Non è Dio che non risponde più ma è l’uomo (e la Chiesa) che si sono distaccati da Dio.
Si chiede sempre meno perdono per i propri peccati, ci si sente troppo giusti, si prega frettolosamente, si avverte meno la necessità di restare in comunione con Gesù.

Ricordiamoci che benedizione e rinuncia viaggiano sullo stesso binario, se sono Cristiano sono anche chiamato a santificarmi e quindi a rinunciare.
Del resto nulla può competere con la gioia che Gesù ci può dare quando rifiutiamo ciò che non è buono ai Suoi occhi.
Se vogliamo proseguire il cammino senza pesi sulle spalle dobbiamo scrollarceli via di dosso altrimenti ci affanneremo senza spesso muoverci nemmeno di un centimetro.
Vale la pena rinunciare alle ricchezze celesti per affaccendarsi nel benessere terreno?

Non accusiamo Dio e soprattutto “non minacciamolo” di allontanarci da Lui se ancora non ha risposto a una nostra richiesta, il giovane ricco voltò le spalle a Gesù ed Egli … non lo chiamo indietro.
Se ci allontaniamo dalla grazia di Dio rischieremo di passare tutta l’eternità “nel pianto e nello stridor di denti”.
Se stiamo con Dio non siamo noi a fargli un favore, ma è Lui che ci fa a noi un dono eterno.

Quindi … coraggio!
Ancora oggi Dio ci dà una buona notizia, il cielo è aperto e tutto è a nostra disposizione.
Stendiamo la nostra mano con fede per non vivere più di illusioni ma di concretezza, di realtà, la realtà di Cristo.

Dio ci benedica!

“Dio è la nostra forza!”

Culto di Domenica 03 Giugno 2018 – Dio è la nostra forza!

LA PAROLA

Ebrei 11:30-40
30 Per fede caddero le mura di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni.
31 Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie.
32 Che dirò di più? Poiché il tempo mi mancherebbe per raccontare di Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele e dei profeti, 33 i quali per fede conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l’adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, 34 spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. 35 Ci furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati perché non accettarono la loro liberazione, per ottenere una risurrezione migliore; 36 altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. 37 Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati 38 (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra. 39 Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso. 40 Perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi.

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Il capitolo 11 degli Ebrei parla della fede di diversi uomini graditi a Dio, uomini che si sono dati a Lui completamente nonostante questo attirasse ingiurie e maltrattamenti.
Erano uomini e donne semplici che hanno creduto in un Dio grande, un Dio che ha donato loro molto da poter condividere con gli altri.
Di per certo erano deboli ma divennero forti quando conobbero Dio, affrontarono ogni battaglia con la piena consapevolezza che il Signore sarebbe intervenuto in loro favore forgiando cosi la propria fede.

Quante volte viviamo momenti di prova, problemi di famiglia, malattie, pensieri, paure e ansie dove non sappiamo come dobbiamo comportarci?
E’ proprio quello il momento giusto per confidare in Dio affinché ci possa riempiere di tutta la forza necessaria che ci serve per uscire dalla tempesta.
Con Gesù possiamo fare TUTTO, è Lui che fa la differenza (Filippesi 4:13).

Qual è il primo passo da compiere?
Le storie di Gedeone e di Davide ci fanno comprendere che non scappavano davanti ai problemi ma che, nonostante le paure e i dubbi, compievano quello che Dio aveva loro comandato ben certi che Egli avrebbe adempiuto quanto detto. Hanno confidato in Dio anche nelle situazioni più critiche rincorrendo il problema e affrontandolo nel nome del Signore degli eserciti e Dio puntualmente ha risposto donando loro vittoria.

La Chiesa di Dio deve essere forte e non può vivere nelle debolezze del mondo, Dio la continuerà a forgiare attraverso le prove e le vicissitudini per far sì che possiamo da Lui prender nuove forze invocandolo con tutto il nostro cuore e aspettando con fiducia il Suo intervento.

Per poter essere al sicuro dobbiamo credere con tutto il cuore alla Parola di Dio e costruire intorno a noi delle solide mura: la fiducia assoluta in Dio, la pace, l’amore verso la Chiesa e verso il prossimo, il riposo e la gioia della salvezza.

Spesso vorremmo mantenere le distanze da quel problema che ci fa paura e ci incute angoscia, restiamo in alto sul monte. Per poter avere la vittoria dobbiamo però scendere a valle e affrontare il nemico con coraggio nel nome di Gesù credendo che ciò che Egli dice lo mantiene.

Riponiamo la nostra vita nelle mani del Signore e cerchiamo la Sua gioia, una gioia non legata a ciò che di materiale possediamo ma alla Salvezza eterna in Cristo Gesù, sarà quella la nostra vera fonte di forza (Neemia 8:10).

Per poter diventare dei guerrieri valorosi dobbiamo:
– Prendere piena consapevolezza che Dio è potente a fare TUTTO, le mura di Gerico erano invalicabili eppure sprofondarono nonostante le derisioni degli avversari del Popolo di Dio.
– Ubbidire ciecamente alla Sua volontà e alla Sua Parola
– Saper aspettare con fiducia l’intervento di Dio
– Comprendere che passare dal fuoco è un passaggio necessario per poter essere strumenti validi nelle mani di Dio

Coraggio, il Signore è la nostra forza!
Dio ci benedica!

Da leggere:
1 Samuele 17, storia di Davide
Giudici 6, storia di Gedeone
Giosuè 6, le mura di Gerico crollano

“Non piangere più di disperazione!”

Culto di Domenica 13 Maggio 2018 – “Non piangere più di disperazione!”

LA PAROLA

Luca 7: 11-17
Gesù risuscita il figlio della vedova di Nain
11 Poco dopo egli si avviò verso una città chiamata Nain, e i suoi discepoli e una gran folla andavano con lui. 12 Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. 13 Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!» 14 E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono, ed egli disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!» 15 Il morto si alzò e si mise seduto, e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. 16 Tutti furono presi da timore, e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra di noi»; e: «Dio ha visitato il suo popolo». 17 E questo dire intorno a Gesù si divulgò per tutta la Giudea e per tutto il paese intorno.

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Leggendo la Bibbia, ma anche esaminando momenti di vita cristiana, spesso ci fermiamo a contemplare l’operato di Gesù. A volte restiamo meravigliati e sbigottiti, altre volte invece siamo sorpresi per il modo “strano” in cui Egli ha deciso di operare. In quest’ultimo caso, nella “stranezza” in cui opera, Gesù vuole comunicarci un messaggio che noi siamo chiamati a comprendere.

Soffermandoci a riflettere sulla lettura odierna possiamo facilmente immaginare che intorno a questa vedova, che aveva appena perso un figlio, ci fossero altre persone che cercavano di incoraggiarla e darle sostegno.
Ma Gesù, quando le si presenta davanti, con un ordine ben preciso le toglie un diritto … quello di piangere!
Perché? Non era forse lecito piangere davanti a un evento così drammatico per una madre?

Oggi Dio ci insegna che ci sono dei pianti che Egli non fermerebbe mai come quelli di gioia e commozione ma altri pianti che non devono più far parte di un figlio di Dio … quelli di disperazione!
Il pianto di disperazione è diverso da un pianto di dolore, in esso non si intravede più la speranza, tutto è scuro e le vie d’uscita sono ostruite; non ci porta ai piedi della croce ma anzi ci allontana da Dio.
Anche nei momenti più difficili dobbiamo mantenere la fiducia in Dio perché Egli spezza ciò che ci opprime (Isaia 9:3), il suo giogo è dolce (Matteo 11:30)! Satana cercherà in tutti i modi di opprimerci con un giogo pesante ma ricordiamoci e ricordiamogli che per noi non esiste più il bastone che ci percuote ma il piuttosto il bastone di Gesù che ci rialza quando cadiamo o quando siamo nella tempesta e la Sua verga che ci disciplina nel continuo (Salmi 23-4).

Forse siamo in attesa da tempo di una liberazione da qualche vizio che ci opprime, di una guarigione, di una benedizione particolare e piangiamo … ma attenzione a non piangere di disperazione altrimenti saremo facili prede del dubbio e guardando gli altri crederemo che stiano meglio di noi (Salmi 73).

Se non riusciremo più a scorgere la speranza non riusciremo più a vedere nemmeno Dio, ricordiamoci che anche quando sbagliamo Egli non ci abbandonerà mai, al massimo ci disciplinerà e dovremo essere pronti ad accettarlo (Giobbe 42:5).

Coraggio quindi, noi non siamo come quelli che non hanno speranza (1Tessalonicesi 4: 13-18), confidiamo sempre nel Signore, Egli è con noi e ogni cosa è sotto il Suo controllo.

Dio ci benedica!

Altri versetti da leggere:
Giovanni 20:11-18
Neemia 8:10

“In volo come le aquile!”

Culto di Domenica 22 Aprile 2018 – “In volo come le aquile!”

LA PAROLA

Isaia 40: 27-31
27 Perché dici tu, Giacobbe,
e perché parli così, Israele:
«La mia via è occulta al SIGNORE
e al mio diritto non bada il mio Dio?»
28 Non lo sai tu? Non l’hai mai udito?
Il SIGNORE è Dio eterno,
il creatore degli estremi confini della terra;
egli non si affatica e non si stanca;
la sua intelligenza è imperscrutabile.
29 Egli dà forza allo stanco
e accresce il vigore a colui che è spossato.
30 I giovani si affaticano e si stancano;
i più forti vacillano e cadono;
31 ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze,
si alzano a volo come aquile,
corrono e non si stancano,
camminano e non si affaticano.

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Dio si rivolge all’uomo che ancora non lo ha accettato, Giacobbe, e al Suo popolo amato, Israele.
Cosa li accomuna? Il fatto che entrambi si lamentano di Dio e non lo ascoltano (Isaia 40: 27-31).
Quante volte ci siamo lamentati piuttosto che affidarci a Dio? Quante volte durante la tempesta ci scagliamo contro di lui e contro tutto ciò che ci circonda. Perché non mi esaudisci Signore? Non dovrei ottenere tutto ciò che desidero nel Tuo nome?
Certo, la bibbia ci insegna che tutto ciò che chiederemo nel nome di Gesù ci verrà concesso MA ad una condizione, che ci crediamo con tutte le nostre forze, sperando anche contro speranza, e riponendo in Gesù tutta la nostra fiducia!

Dio è eterno e non saremo mai in grado di muoverGli contro una critica o darGli un suggerimento, la Sua è un’intelligenza infinita e imperscrutabile; i Suoi pensieri vanno molto al di là dei nostri per cui, piuttosto che lamentarci del come Dio sta agendo in una determinata circostanza, fermiamoci a benedirLo, lordarLo e ringraziarLo nel continuo per ogni cosa che fa per noi.

Egli è Colui che ancora oggi ci forma (Isaia 43: 1) e lo fa attraverso una serie di circostanze da cui noi vorremmo spesso scappare; ci sono battaglie che devono essere necessariamente affrontate dal popolo di Dio, non possiamo più tornare indietro dobbiamo piuttosto seguire la strada che Dio ha già preparato per noi.
Forse siamo senza forze, stremati ma Egli è in grado di rimetterci in sesto riempendoci di un nuovo vigore.

Perché si fa riferimento alle aquile nell’ambito di Dio? perché possiede alcune caratteristiche davvero speciali:
– Quando c’è una tempesta l’aquila non va a cercare riparo ma va controcorrente e si alza in volo, domina il vento a sfavore e la supera andando OLTRE la coltre di nubi, non ha paura.
– Prende qualcosa del suo, le penne più morbide che possiede, per poter costruire un comodo alloggio ai suoi piccoli, si sacrifica.
– Quando deve insegnare ai suoi piccoli a volare li lancia giù dal nido ma è sempre vigile e pronta a recuperarli se qualcosa va storto, in sostanza li prova (Deuteronomio 32:11).
– Quando, dopo anni, il suo becco versa in gravi condizioni fa in modo di disintegrarlo del tutto affinché ne possa nascere uno nuovo, in sostanza “ringiovanisce”

E’ bello considerare che solo chi si affida con tutto il proprio cuore a Dio potrà gridare ad alta voce che egli sta volando in alto come le aquile.
Abbiamo davvero poco da temere, Dio provvede sempre in ogni situazione nel modo più giusto possibile.
La prova per quanto dura possa essere sarà soltanto un trampolino di lancio verso una nuova benedizione e di per certo non cadremo perché Dio è e sarà sempre con noi.
Forse siamo in attesa che Dio esaudisca una nostra preghiera … è nella Sua volontà? Allora di per certo la esaudirà al momento giusto, ci dobbiamo credere con tutte le nostre forze. Egli infatti non ha riguardi personali e ci ama tutti in egual modo.

Coraggio! Dio ci sta chiamando ad essere quella parte di Israele che lotta e non si abbatte, non si lamenta e soprattutto confida nel proprio generale, DIO.

Dio ci benedica!

“Dio, nel suo amore, prova la nostra fede!”

Culto di Domenica 08 Aprile 2018 – “Dio, nel suo amore, prova la nostra fede!”

LA PAROLA

Genesi 22:1-14
1 Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abraamo e gli disse: «Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». 2 E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò».
3 Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, sellò il suo asino, prese con sé due suoi servi e suo figlio Isacco, spaccò della legna per l’olocausto, poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato.
4 Il terzo giorno, Abraamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. 5 Allora Abraamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi». 6 Abraamo prese la legna per l’olocausto e la mise addosso a Isacco suo figlio, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme. 7 Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: «Padre mio!» Abraamo rispose: «Eccomi qui, figlio mio». E Isacco: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?» 8 Abraamo rispose: «Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto». E proseguirono tutti e due insieme.
9 Giunsero al luogo che Dio gli aveva detto. Abraamo costruì l’altare e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figlio, e lo mise sull’altare, sopra la legna. 10 Abraamo stese la mano e prese il coltello per scannare suo figlio. 11 Ma l’angelo del SIGNORE lo chiamò dal cielo e disse: «Abraamo, Abraamo!» Egli rispose: «Eccomi». 12 E l’angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo». 13 Abraamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, impigliato per le corna in un cespuglio. Abraamo andò, prese il montone e l’offerse in olocausto invece di suo figlio. 14 Abraamo chiamò quel luogo «Iavè-Irè». Per questo si dice oggi: «Al monte del SIGNORE sarà provveduto».

IL CULTO

IL MESSAGGIO

Abramo viveva in un paese chiamato Ur Dei Caldei, un luogo dove veniva praticata l’idolatria, dove il popolo non aveva conoscenza di Dio e della Sua volontà.
Abramo era uno di quelli che si prostrava ma, a differenza degli altri, aveva una grande sensibilità: sapeva che dal nulla non era mai nato niente e nel chiedersi chi avesse formato tutto quello che c’era intorno a Lui, Dio gli rispose.
Gli chiese di uscire dal quel paese e allontanarsi da chi era lontano da Dio (Genesi 12:1).
Abramo ubbidì in parte alla richiesta del Signore ed uscì dal paese, ma si portò dietro Lot e suo padre che di fatto rallentarono il suo percorso verso Canan.
Solo quando decise di riprendere il cammino e costruire un altare al Signore, Dio lo ricompensò facendolo prosperare grandemente.

La figura d’Abramo può rappresentare la nostra vita e ciò che Dio ha fatto e sta facendo per noi.
Il Signore ha chiesto anche a noi di “uscire” dal mondo per separarci da chi lo disprezzava e, noi stessi nei primi tempi, abbiamo fatto fatica a staccarci dalle nostre vecchie abitudini: abbiamo dovuto spesso fermarci per seppellire il nostro “vecchio Io”.

Nonostante gli errori di Abramo, come la bugia che disse in Egitto in merito a Sarai, sua moglie (Genesi 12:10-20), Dio lo perdonò. Dio ci difende sempre anche quando sbagliamo, questo non vuol dire però che non sia un Dio giusto e che non ci riprenderà mai, anzi.

Abramo aveva conosciuto la salvezza, la fedeltà, l’amore e la compassione di Dio, ottenne grandi vittorie… e, proprio in quel momento dopo questi eventi, Dio decide di metterlo alla prova in una maniera del tutto particolare e PERSONALE.
Spesso confondiamo le prove “naturali” che condividiamo con il mondo (es. malattie, mancanza di lavoro, vicissitudini famigliari) e per cui Dio è sempre pronto a darci la via d’uscita e la consolazione, con le prove specifiche volute da Dio, atte a fortificare la nostra fede.

Dio ci pone di fronte ad un quesito importante…ci sono “IO” al primo posto nella tua vita?
Mi hai donato o sei pronto a donarmi tutto il tuo cuore? La tua fede è posta in me o in ciò che io sono in grado di donarti?
Dio è sempre pronto a donare, ma in cambio ci chiede tutto il nostro cuore, tutto il nostro Io, tutto il nostro amore…non dimentichiamoci che Dio è vivente e ha dei sentimenti, proprio per questo desidera essere amato.
Come Giobbe, anche noi superata la prova potremo vedere la gloria di Dio, qualcosa di veramente straordinario e unico (Giobbe 42:5).
Dio sa che il nostro cuore si lega facilmente a ciò che è materiale (Matteo 6:21) e sa anche che noi non siamo in grado di capire quanto amore abbiamo per Lui (Giovanni 21:15-17), proprio per questo ci metterà in condizione di comprenderlo.

Preghiamo Dio che ci aiuti a discernere ciò che ci sta chiedendo di donargli, quel qualcosa che sta chiedendo esclusivamente a noi e poniamo la nostra fede in Cristo per quello che Egli è e sarà e non per ciò che ci ha donato o è in grado di donarci.

Dio ci ha portato fuori dal mondo.
Quante volte abbiamo sbagliato? Ci ha perdonato.
Quante volte siamo stati infedeli? Egli è sempre rimasto fedele.
Ora sta permettendo questa prova particolare nella nostra vita, perché ce la prendiamo con lui?
Se ci sta chiedendo qualcosa è solo ed esclusivamente per il nostro bene, desidera vedere la Sua Chiesa piena di fiducia, ferma nella sua posizione e con la gioia della salvezza per cui…coraggio!

Dio ci benedica!